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I dimenticabili.

stefano
L’Italia e gli Italiani hanno questa capacità, tutta levantina, di annacquare il tempo e mettere in stand by i reati. C’è una lunga lista di “cold case” che ne dimostrano l’eccellenza. Tra i più memorabili, per il contesto e le modalità della morte, quello di Stefano Cucchi. Irrisolto dal 2009 ad oggi, dopo tre sentenze, relative condanne, assoluzioni e annullamenti a cinque carabinieri e 5 medici dell’ospedale Pertini di Roma. Le indagini, nonostante l’evidenza dei fatti, hanno seguito un percorso labirintico suffragato da false testimonianze, diagnosi inesistenti, querele e appelli sia in aula sia fuori. Quel che resta è un corpo irreale, rimpicciolito dall’incuria somministrata a dosi letali, e poi ingrandito su larga, larghissima scala. E così la gente s’incazza, s’indigna per quell’immagine che rende giustizia, no, che rende torto, ma come si fa? Ha ragione Ilaria Cucchi, non ha ragione Ilaria Cucchi. E poi, passano gli anni e il “poster” di Stefano diventa un orrore meno impressionante, una morte a cui ci si è abituati, un corpo di carta. Carta, appunto come quella che ancora manca al collegio peritale per poter rispondere con chiarezza sulle cause del decesso. 7 anni, centinaia di pagine, innumerevoli fascicoli…e il tempo passa e la prescrizione si avvicina. Ma quella foto scattata a Stefano, può rendere un gigante anche un uomo di 37 kg. Quel corpo di carta restituisce memoria ai dimenticabili.