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Brexit, Meloni e Euro 2016.

C’è un effetto pericoloso di Brexit che, oltre a scaraventarsi sui mercati internazionali e a ridisegnare nuove geopolitiche, ha il potere di sollevare ondate anarchiche di “insospettabile” irrazionalità. E così, tra reazioni al limite dell’abbandono sentimentale…”mi sento come se il mio partner mi avesse lasciato/a” (comprensibili durante l’adolescenza, un po’meno in età adulta) s’intrecciano domande acutissime sull’uscita immediata dell’Inghilterra da Euro 2016 e la nuova Dublino inglese designata da Giorgia Meloni. Se poi, si aggiunge una profonda delusione e infinita sorpresa per ciò che, da tempo, si poteva fiutare nell’aria di letame della countryside e nei fiati pesanti di guinness delle working class, si è creato questo imperdonabile errore. Credere cioè che Londra fosse la Great Britain che pochi continentali conoscono. Le scorrazzate in Regent Street, ormai dominate esclusivamente da multinazionali del franchising, la cortesia riservata ai turisti, proporzionale all’elite, non coincidono con il pensiero nostalgico e xenofobo radicato in gran parte del Nothern U.K. Vecchi farmers alla presa con la munta e la tosatura, non di certo con le dinamiche dei mercati finanziari. E, tra un covo di fieno e un gregge, ecco il buon pastore Nigel Farage, il vero sconfitto e il vero vincitore di una campagna ad hoc per le greggi. Bah, Bah, Black Sheep…Have You Any Wool?brexit