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Tina. Come tante. Come nessuna.

Era una ragazza come tante, la Tina. Una che in testa aveva cose semplici e complicate, come si può avere a 17 anni. Le cose complicate si chiamavano guerra, bombe, fucilazioni. Impiccagioni. Perché a 17 anni, non ci si spiega la morte di 31 ragazzi impiccati lungo la via di Bassano. Un passaggio obbligato, comandato dai Tedeschi, un orrore riservato a lei e ai suoi compagni di scuola. Come tante, la Tina provò il terrore. Come poche, lo disprezzò. E divenne Gabriella, staffetta partigiana. Lei, la sua bici, i suoi rischi. Testarda e libera fino alla Liberazione.
Poi ci furono le lotte sindacali, la nomina come primo ministro donna nella Repubblica (ora la chiameremmo Ministra) al dicastero del lavoro, la battaglie per le pari opportunità, la tormentata inchiesta sulla P2, le riforme per la Sanità.
Ci furono dichiarazioni scomode, mosse non gradite, verità messe a tacere in gran fretta da chi il Potere lo alimentava e non ammetteva troppe indagini. Nessuno aveva calcolato il rischio che la Tina, in realtà, era rimasta sempre Gabriella.
tina