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The Nostalgia of the Stars

davidTilda


C’è una parola, inafferrabile e sospesa, che tocca ogni corda e si chiama nostalgia.
In Greco, significava dolore del ritorno (da “nostos”, ritorno e “algos”, dolore). Non un dolore amaro o il rimpianto di qualcosa che non si è vissuto ma la mancanza, dolce, di ciò che non tornerà. E i ricordi, quelli che incidono di bellezza la mente, sono frammenti di nostalgia. Una foto, dimenticata per anni e poi riemersa dal nulla, un profumo sentito per caso, per strada, per un istante, le note di un brano ascoltato fino a svuotarlo di ogni senso e, all’improvviso, di nuovo dritto al cuore.
O una coppia di mezza età in un supermarket. Lei tra gli scaffali munita di lista della spesa, lui fermo davanti al banco dei tabloid che commenta, ipnotizzato, l’immagine di una rock band in prima pagina “è più eccitante di qualsiasi cosa ci sia qui.” E lei che lo raggiunge e, con graziosa fermezza, lo corregge “non direi. Facciamo una bella vita, noi.” E questo basta a consolare, a proteggere, a tenersi saldi l’uno nel braccio dell’altra contro la nostalgia. Nella mano libera, il carrello della spesa.
Esterno giorno, a fianco, proprio sul ciglio della strada, da un’auto, una strana coppia (due rockstar, due ragazzi bizzarri, il loro specchio?) li fissa perplessa. I coniugi di mezza età (che, per comodità, chiameremo David e Tilda) ricambiano lo sguardo e, in pochi istanti, qualcosa lentamente va in frantumi. Come se il trolley con la spesa s’inceppasse vomitando la loro bella vita, lì a terra, e nessuno la raccogliesse. Come se il divano di casa sprofondasse sotto il peso insostenibile delle sere tutte uguali. Come se quell’intesa perfetta, imparata negli anni dell’apatia domestica, all’improvviso si sgretolasse contro un’onda d’urto di chitarre distorte e volumi così alti da rimbalzare sul cuore e alterarne il ritmo. I vicini di casa, (la strana coppia) suonano rock nelle ore notturne disturbando la quiete di David e Tilda. Si sa, le stelle non dormono mai e Mr.David si scaglia a pugni chiusi sulla stella della porta accanto. E di nuovo qualcosa si spezza. Nessuna porta li divide, lui e l’altro sono uno, lo stesso. La stessa memoria, gli stessi frammenti di bellezza ma in un tempo diverso. La giovane rockstar non prova la nostalgia del passato ma del futuro, il dolore dolce di ciò che finirà. David, che guarda il mondo con gli occhi di chi non si aspetta più nulla, è paralizzato dalla vita. Per qualche infinito istante, dimentica il ritmo appannato dei giorni uguali, e ruba al suo affascinante alter ego, l’intensità. Per una volta, sente ogni cosa e guarda oltre la TV. Entrambi alzano lo sguardo in su perché “le stelle non dormono mai, né vive né morte, aspettano solo di fare la mossa giusta.” E di nuovo, accade che qualcosa cada a pezzi per poi ricomporsi ”perché le stelle non si possono staccare”. Passato e futuro coincidono in un presente perfetto, breve e inafferrabile come una traccia di stelle.
Dice David “non ci libereremo mai da queste stelle. Ma spero che possano vivere per sempre.
(per necessità diremo che David si chiami Bowie e sia una star).

EN
There’s a word, elusive and unfinished, touching every chord, called nostalgia.
In Greek, it meant “pain for coming back” (from “nostos” coming back and “algos” pain). Not a bitter pain or the regret for something we did not live but the sweeter pain for all those things can never be again. And memories, those that fill our minds with beauty, are pieces of nostalgia. A photo, forgotten for years and suddenly reappeared, a perfume smelled for a few seconds, in the street, by chance, a song listened on and on, so many years ago, and now straight to the heart again.
Or perhaps a middle aged couple in a supermarket. She moves fast in every aisle of the grocery store reading her shopping list. He is staring at some tabloids and comments, ipnotyzed, the pic of a trasgressive rock band on the cover “it’s more exciting than anything you’ve got around here.” And she gets close to him and with graceful firmness says “I wouldn’t say that. We have a nice life.” And this is enough to soothe and protect each other, walking arm in arm against nostalgia. In the free hand, the shopping cart.
Exterior-Day. On the side of the road, in a car, a strange couple ( a rock band? two bizarre guys? their mirror?) is staring at them. The middle aged spouses (for convenience we’ll call them “David and Tilda”) look back at them and, in a few moments, something slowly goes to pieces. It’s as if the shopping cart stumbled throwing up their nice life on the ground and none around to pick it up. As if their couch sank under all those ordinary evenings. As if that perfect feeling, learnt over the years of domestic apathy, crumbled against a shockwave made of distorted guitars played so loud to change the heartbeat. The new neighbors (the strange couple) play rock at night disturbing David and Tilda’s peace. You know “stars are never sleeping”and Mr.David punches the door of the next stars. And something falls apart again. There’s no door dividing them, now. Him and the other one are the same. The same memory, the same pieces of beauty in another time. The young rockstar can’t feel the past nostalgia, just the future nostalgia, the sweet pain for all those things are going to vanish. David, who looks at the world with empty eyes, is paralysed by life. For a few endless seconds, he forgets the slow rhythm of all those ordinary days and steals his exciting alter ego’s depth. For once, he can feel everything and looks over TV. They both look up because “stars are never sleeping, dead ones and the living and they’re waiting for the first move.” And again, something goes to pieces and these fragments suddenly stick together because “the stars must stick together.” Past and future coincide in a perfect present, short and fading away like stars soundtracks do.
David says “we’ll never be rid of these stars but I hope they live forever.”
(for convenience, we’ll call him David Bowie and let’s pretend he’s a Star)