Awwwards

David Bowie is

David Bowie

Mambo exibition

A strange movie in which everybody, for a while, could play a role in Bowie’s life.
Things, words, clothes, masks, puppets, costumes, guitars, words on paper
Giant pictures, parts of him, part of us
Everywhere’s full of
Shapes,
Colours
Sound
Visions
This is a strange movie in which “David Bowie Is”
Everybody.

First scene.

Exterior day. Bird’s eye view of a crowd queueing out of a building, probably a museum. It’s a rainy day, wet and grey and an invisible veil shrouds people and blurs eyes. It’s like all colours vanished into the mist.
From below, the queue is moving slowly and everyone is looking at the front of it.
There is a man in front of me but I can only see him from the back. He is wearing a grey coat and grey hat. Then, he looks around and comes out of the queue, simply crossing it.
“Wait, sir” – I shout – “there’s a fucking queue here. Didn’t you see it?”
No replay. People are staring at me. I don’t know why. “Did you see him”- I ask – that grey man in front of me? He just crossed the queue and walked in!”
A woman turns to me and says: “there was no man near to me, Madam. There’s only my friend here. And she’s a woman, as you can see.” I don’t know what to say. I feel confused and embarassed but heaven knows I saw that man.

Second scene.

I enter the Mambo Museum. I can finally enjoy and experience “David Bowie Is” exhibition.
But it’s too crowded here and I can’t move, can’t speak, can’t walk.
I can’t see.
(and I tell myself “I don’t know who I am”)
I can only feel this unbearable heat.
Shoulders, arms, backs, legs. Faces. Eyes. They’re sticking together.
I’m stuck in the crowd and desperately look around in search of an empty space and, suddenly, I see him again. The grey man is sitting in a corner, looking around. He is not wearing headphones : he prefers holding them. So, I try to take a step towards him but I’m “paralyzed” by this huge crowd of people. In a heartbeat, I lost him again. I look everywhere but he’s gone.
I don’t say a word: none will believe me. Throw on the headphones provided by the museum and listen. I can’t hear any sound. Turn it off and then back on. No way, still silence. And then suddenly, from behind I hear a music I know and a voice I love.
Someone is speaking (to me?), saying: “the stars must stick toghether. We live closer to the earth, never to the heavens. That’s why you cant’move: be careful with the glue, next time. Look around, can you see a set of keys.? It must be hidden somewhere in this strange place. And I can’t find it”
“Your house keys, sir?”
“ Yes, there’s stuff at my Berlin apartment I need. I left there so many memories I could not pack.”
“Let me see, sir.”

 

Third scene

I think I’m crazy but , anyway, I take off the headphones and I ask my fiancé if he saw a set of keys.
“Here they are”- he answers pointing a case- “the keys to Bowie’s apartment in Berlin”

I’m shivering, need to get far away from here.
Running fast, flying over the stars, stepping through the door.
Then, the grey man ( I can’t still see his face) whispers:
“And you’re floating in a most peculiar way
And the stars look very different today
For here
Are you sitting in a tin can
Far above the world
Planet Earth is blue
And there’s nothing you can do.”

“Go on, sir, you got to be kidding me but I can’t stand this joke anymore”
“Do you know why I’m here?” he asks
“ No, unfortunately” I replay
“ I love watching, Madam. Things, people… everything, everybody. I who always loved the stars, now I miss the sun the rain, the clouds. And Madam, the smell of the skin, the perfume of my wife’s hair . If I’ll never seen the english evergreen, I’m running to, it’s nothing to me, it’s nothing to see…I thought, not long ago. The fucking truth is that I was only trying to soothe my soul. So, I come here everyday and watch. Photos, roughs, sketches, costumes, movies. Myself. And I can see everything, foresee every thought, word, move. I can’t give everything away. “Seeing more and feeling less, saying no but meaning yes, this is all I ever meant. That’s the message that I sent “
“I don’t know much about you, sir.”
(and maybe he’s criying but I can’t look him in the eye)
“I’ve got scars that can’t be seen
I’ve got drama can’t be stolen
Everybody knows me now.” he says and goes away.
And just as I’m trying to understand what’s happened, a man quickly comes out of the museum. He’s one of the staff and asks:
“Where’s the grey man?”
“He’s gone away…tell me, do you know him?”
“Oh, yes, Madam, he comes here every day because, he says, he loves watching. He forgot his white cane in the museum”
“My God…what’s this?”
“Can’t you see, Madam? Mr. Jones, Robert Jones, is blind.”

Bowie’s songs used in this script are: “Heat” from “The Next Day” (2013)- “The Stars (are out tonight)” from “The Next Day”( 2013) – “Space Oddity” from “Space Oddity” (1969)- “Dollar Days” from “Blackstar” (2016)-“I Can’t Give Everything Away” from “Blackstar”(2016)- “Bring Me the Disco King” from “Reality”(2003)- “Lazarus” from “Blackstar” (2016)


italiano

“David Bowie Is”
è uno strano film in cui chiunque, per un attimo, può avere un ruolo nella vita di Bowie.
Oggetti, parole, abiti, burattini, costumi di scena, chitarre, parole su carta
Manifesti, parti di lui, parte di noi
Ovunque è pieno di
Forme
Colori
Suoni
Visioni
Questo è uno strano film in cui David Bowie è… tutti.

Prima scena.
Esterno giorno. Vista dall’alto, una folla in coda lungo l’entrata di un edificio, probabilmente un museo. E’un giorno piovoso, umido e grigio e un velo invisibile avvolge le persone e offusca la vista. E’come se ogni colore fosse svanito nella nebbia.
Dal basso, la fila si muove lentamente e ognuno guarda la fine della coda. C’è un uomo davanti a me ma lo posso vedere solo di schiena. Indossa cappotto e cappello grigi. Quindi, si guarda intorno ed esce dalla coda. Semplicemente, la supera.
“Aspetti, signore”-grido- “c’è una fottuta fila qui. Non l’ha vista?”
Nessuna risposta. Tutti mi fissano. Non so perché. “L’avete visto”-chiedo-“quell’uomo in grigio davanti a me? Ha appena superato la fila ed è entrato.”
Una donna si volta verso di me e dice:”Non c’era nessun uomo accanto a me, signora. C’è solo la mia amica qui, e come può vedere, è una donna.”
Non so che dire. Mi sento imbarazzata e confusa ma Dio sa che ho visto quell’uomo.

Seconda scena.
Entro al Mambo, finalmente potrò godermi “David Bowie Is” exhibition.
Ma è troppo affollato qui. Non posso muovermi, non posso parlare, non posso camminare.
Non posso vedere.
(e mi dico “non so chi sono”).
Sento solo questo caldo insopportabile.
Spalle, braccia, schiene, gambe. Facce. Occhi. Tutto si sta appiccicando.
Sono incollata alla folla. Cerco disperatamente uno spazio libero quando, all’improvviso, lo vedo di nuovo. L’uomo in grigio. E’ seduto in un angolo e guarda attorno. Non indossa gli auricolari in dotazione, preferisce tenerli in mano. Cerco di raggiungerlo ma sono paralizzata dalla folla e, in un attimo, l’ho perso di nuovo.
Non dico una parola, nessuno mi crederà. Indosso le cuffie in dotazione e ascolto. Nessun suono. Spengo e riaccendo. Niente da fare, ancora silenzio. E poi, all’improvviso, alle spalle sento una musica che conosco e una voce che amo. Qualcuno sta parlando (a me?) e dice: “le stelle devono appiccicarsi l’una con l’altra. Viviamo troppo attaccati alla terra, mai al cielo. Per questo, non riesce a muoversi. Stia attenta alla colla, la prossima volta. Dia un’occhiata, vede un mazzo di chiavi? Dev’essere nascosto da qualche parte in questo strano posto. Non riesco a trovarlo.”
“Le sue chiavi di casa, signore?”
“Sì, ci sono ancora delle cose che mi servono nel mio appartamento di Berlino. Ci ho lasciato così tanti ricordi che non riesco a metterli in valigia.”
“Mi faccia vedere, signore.”

Terza scena.
Credo di essere pazza, in ogni caso mi tolgo le cuffie e chiedo al mio fidanzato se ha visto un mazzo di chiavi.
“Eccole qui”- risponde indicando una vetrina- “le chiavi dell’appartamento berlinese di Bowie”.
Ho i brividi, devo andarmene da qui.
Correre veloce, volare sopra le stelle, attraversare la porta.
E l’uomo in grigio (non posso ancora guardarlo in volto) mi sussurra:
“stai fluttuando in un modo davvero strano
e le stelle sembrano così diverse oggi
perché stai seduta su un barattolo di latta
lontano sul mondo
e la Terra è blu
e non c’è nulle che tu possa fare…”

“Continui pure, signore, ma non riesco più a reggere questo gioco.”
“Sa perché sono qui?” chiede.
“No, sfortunatamente.”
“Mi piace guardare, signora. Le cose, le persone. Ogni cosa, ogni persona. Io, che ho sempre amato le stelle, sento che mi manca il sole, la pioggia, le nuvole. E, signora, l’odore della pelle, il profumo dei capelli di mia moglie. E se non dovessi più vedere i sempreverdi inglesi dove sto fuggendo, non importa, non c’è nulla da vedere…così pensavo, non molto tempo fa. La dannata verità è che cercavo solo di consolare l’anima. Così, vengo qui ogni giorno e guardo. Photo, disegni, schizzi, costumi di scena. Me stesso. E posso vedere ogni cosa, prevedere ogni pensiero, parola, mossa. Non posso gettare tutto al vento.
Vedere di più e sentire di meno, dire di no ma intendere sì. Questo è tutto ciò volevo dire. Questo è il messaggio che ho inviato.”
“Non so molto di lei, signore.”
(E forse l’uomo sta piangendo ma non posso guardarlo negli occhi)
“Ho ferite che non possono essere viste
ho un dramma che non può essere rubato
tutti mi conoscono, ora.” Dice. E se ne va.
E mentre sto cercando di capire cos’è successo, un uomo esce di fretta dal museo. Fa parte dello staff e chiede:
“Dov’è l’uomo in grigio?”
“Se n’è andato…mi dica, lo conosce?”
“Oh, sì signora, viene qui ogni giorno perché dice che gli piace guardare. Ha dimenticato il suo bastone nel museo.”
“Mio Dio, cos’è questo?”
“Non capisce, signora? Mr.Jones, Robert Jones, è cieco.”

Bowie’s songs used in this script are: “Heat” from “The Next Day” (2013)- “The Stars (are out tonight)” from “The Next Day”( 2013) – “Space Oddity” from “Space Oddity” (1969)- “Dollar Days” from “Blackstar” (2016)-“I Can’t Give Everything Away” from “Blackstar”(2016)- “Bring Me the Disco King” from “Reality”(2003)- “Lazarus” from “Blackstar” (2016)

The Nostalgia of the Stars

davidTilda


C’è una parola, inafferrabile e sospesa, che tocca ogni corda e si chiama nostalgia.
In Greco, significava dolore del ritorno (da “nostos”, ritorno e “algos”, dolore). Non un dolore amaro o il rimpianto di qualcosa che non si è vissuto ma la mancanza, dolce, di ciò che non tornerà. E i ricordi, quelli che incidono di bellezza la mente, sono frammenti di nostalgia. Una foto, dimenticata per anni e poi riemersa dal nulla, un profumo sentito per caso, per strada, per un istante, le note di un brano ascoltato fino a svuotarlo di ogni senso e, all’improvviso, di nuovo dritto al cuore.
O una coppia di mezza età in un supermarket. Lei tra gli scaffali munita di lista della spesa, lui fermo davanti al banco dei tabloid che commenta, ipnotizzato, l’immagine di una rock band in prima pagina “è più eccitante di qualsiasi cosa ci sia qui.” E lei che lo raggiunge e, con graziosa fermezza, lo corregge “non direi. Facciamo una bella vita, noi.” E questo basta a consolare, a proteggere, a tenersi saldi l’uno nel braccio dell’altra contro la nostalgia. Nella mano libera, il carrello della spesa.
Esterno giorno, a fianco, proprio sul ciglio della strada, da un’auto, una strana coppia (due rockstar, due ragazzi bizzarri, il loro specchio?) li fissa perplessa. I coniugi di mezza età (che, per comodità, chiameremo David e Tilda) ricambiano lo sguardo e, in pochi istanti, qualcosa lentamente va in frantumi. Come se il trolley con la spesa s’inceppasse vomitando la loro bella vita, lì a terra, e nessuno la raccogliesse. Come se il divano di casa sprofondasse sotto il peso insostenibile delle sere tutte uguali. Come se quell’intesa perfetta, imparata negli anni dell’apatia domestica, all’improvviso si sgretolasse contro un’onda d’urto di chitarre distorte e volumi così alti da rimbalzare sul cuore e alterarne il ritmo. I vicini di casa, (la strana coppia) suonano rock nelle ore notturne disturbando la quiete di David e Tilda. Si sa, le stelle non dormono mai e Mr.David si scaglia a pugni chiusi sulla stella della porta accanto. E di nuovo qualcosa si spezza. Nessuna porta li divide, lui e l’altro sono uno, lo stesso. La stessa memoria, gli stessi frammenti di bellezza ma in un tempo diverso. La giovane rockstar non prova la nostalgia del passato ma del futuro, il dolore dolce di ciò che finirà. David, che guarda il mondo con gli occhi di chi non si aspetta più nulla, è paralizzato dalla vita. Per qualche infinito istante, dimentica il ritmo appannato dei giorni uguali, e ruba al suo affascinante alter ego, l’intensità. Per una volta, sente ogni cosa e guarda oltre la TV. Entrambi alzano lo sguardo in su perché “le stelle non dormono mai, né vive né morte, aspettano solo di fare la mossa giusta.” E di nuovo, accade che qualcosa cada a pezzi per poi ricomporsi ”perché le stelle non si possono staccare”. Passato e futuro coincidono in un presente perfetto, breve e inafferrabile come una traccia di stelle.
Dice David “non ci libereremo mai da queste stelle. Ma spero che possano vivere per sempre.
(per necessità diremo che David si chiami Bowie e sia una star).

EN
There’s a word, elusive and unfinished, touching every chord, called nostalgia.
In Greek, it meant “pain for coming back” (from “nostos” coming back and “algos” pain). Not a bitter pain or the regret for something we did not live but the sweeter pain for all those things can never be again. And memories, those that fill our minds with beauty, are pieces of nostalgia. A photo, forgotten for years and suddenly reappeared, a perfume smelled for a few seconds, in the street, by chance, a song listened on and on, so many years ago, and now straight to the heart again.
Or perhaps a middle aged couple in a supermarket. She moves fast in every aisle of the grocery store reading her shopping list. He is staring at some tabloids and comments, ipnotyzed, the pic of a trasgressive rock band on the cover “it’s more exciting than anything you’ve got around here.” And she gets close to him and with graceful firmness says “I wouldn’t say that. We have a nice life.” And this is enough to soothe and protect each other, walking arm in arm against nostalgia. In the free hand, the shopping cart.
Exterior-Day. On the side of the road, in a car, a strange couple ( a rock band? two bizarre guys? their mirror?) is staring at them. The middle aged spouses (for convenience we’ll call them “David and Tilda”) look back at them and, in a few moments, something slowly goes to pieces. It’s as if the shopping cart stumbled throwing up their nice life on the ground and none around to pick it up. As if their couch sank under all those ordinary evenings. As if that perfect feeling, learnt over the years of domestic apathy, crumbled against a shockwave made of distorted guitars played so loud to change the heartbeat. The new neighbors (the strange couple) play rock at night disturbing David and Tilda’s peace. You know “stars are never sleeping”and Mr.David punches the door of the next stars. And something falls apart again. There’s no door dividing them, now. Him and the other one are the same. The same memory, the same pieces of beauty in another time. The young rockstar can’t feel the past nostalgia, just the future nostalgia, the sweet pain for all those things are going to vanish. David, who looks at the world with empty eyes, is paralysed by life. For a few endless seconds, he forgets the slow rhythm of all those ordinary days and steals his exciting alter ego’s depth. For once, he can feel everything and looks over TV. They both look up because “stars are never sleeping, dead ones and the living and they’re waiting for the first move.” And again, something goes to pieces and these fragments suddenly stick together because “the stars must stick together.” Past and future coincide in a perfect present, short and fading away like stars soundtracks do.
David says “we’ll never be rid of these stars but I hope they live forever.”
(for convenience, we’ll call him David Bowie and let’s pretend he’s a Star)

Next Posts